mercoledì 30 marzo 2022

Kanon (2006)

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Ciao a tutti, sono Hinari e come prima recensione di questo blog volevo parlare di un anime creato da Kyoto Animation, una delle loro serie meno popolari, ma non per questo meno belle. Si tratta di Kanon 2006, anime per me davvero importante visto che la serie originale del 2002 è stato uno dei primi anime che ho visto con i sottotitoli, quindi volevo che la prima recensione fosse con una serie a cui sono molto legata.

Kanon 2006

Correva l’anno 1999 quando la ancora neonata azienda Key, produsse il suo primo gioco: Kanon, una visual novel eroge dove il protagonista attraverso le sue scelte, influenza il corso della storia che può risultare o nel finale di una delle cinque protagoniste o in un bad ending.

Già nel 2002 venne animato da Toei Animation in una serie di 13 episodi che seppur carina, aveva diversi difetti, a partire dal numero estremamente insufficiente di episodi e ovviamente la grafica decisamente datata.

Nel 2006, dopo aver animato Air – seconda visual novel di Key – Kyoto Animation decise di rimettere mano anche a Kanon, regalandoci così questo remake diretto da Tatsuya Ishihara, composto da 26 episodi e con una grafica totalmente rinnovata.

 



Kanon è un anime principalmente drammatico, con tinte romantiche e sovrannaturali, che racconta la storia di Yuiichi, un ragazzo che si trasferisce a casa della cugina Nayuki. In questo paese in mezzo alla neve aveva già passato tanto tempo quando ancora era un bambino, ma ora – dopo sette anni dall'ultima volta – non ricorda quasi più nulla di quel periodo.

L’anime è un continuo viaggio tra il presente e il passato di Yuiichi che comincia a riaffiorare mano a mano che incontra e conosce le protagoniste femminili. Sviluppando un legame con loro, passando il suo tempo cercando di comprenderle meglio, potrà finalmente aprire una finestra per poter accedere ai suoi stessi ricordi, facendo riemergere non solo la spensieratezza di quei giorni, ma anche traumi sopiti.

La serie è suddivisibile in arc: un primo dedicato all’arrivo di Yuiichi in città, a come conosce (o ritrova) le protagoniste femminili e come comincia a svilupparsi la loro amicizia, seguito da tre arc dedicati rispettivamente a Makoto, Mai e Shiori e un ultimo che unisce quelli di Nayuki e Ayu.

La storia è ambientata principalmente tra dicembre e gennaio e la neve è uno degli elementi fondamentali della vicenda. Non a caso una delle tracce musicali, in particolare quella di Nayuki, si chiama Yuki no Shoujo, ovvero “ragazza della neve”.

A proposito di Nayuki, presentiamo anche le protagoniste femminili!

Nayuki è appunto la cugina di Yuiichi. È una dormigliona che non riesce a svegliarsi nonostante il numero considerevole di sveglie che ha affianco al letto. Questo la porta a far spesso tardi e dover correre per arrivare in tempo a scuola. Forse proprio grazie a questo è diventata la velocista numero uno della scuola. Tende anche a parlare più lentamente degli altri personaggi.

Passiamo quindi ad Ayu che è l’eroina principale. È una ragazza energetica che sta cercando qualcosa che ha perso, ma non ricorda esattamente cosa sia e Yuiichi la aiuta quindi in questa ricerca quasi impossibile. È abbastanza svampita e ogni volta che è frustrata, nervosa o arrabbiata dice “uguu~”. È anche la più bassa tra i personaggi principali.

Abbiamo poi Makoto, una ragazza affetta da amnesia, i cui unici ricordi sono il proprio nome e un vecchio rancore nei confronti di Yuiichi, per questo si trasferisce a casa di Nayuki. È abbastanza dispettosa e ama fare scherzi anche se solo nei confronti di Yuiichi. Con il tempo comincerà a sentirsi parte della famiglia e anche il suo astio per Yuiichi si indebolirà.

C’è poi Mai, ragazza che frequenta il terzo anno, silenziosa e misteriosa. La prima volta che Yuiichi la incontra è a scuola di notte, mentre lei ha in mano una spada con cui combatte dei demoni che infestano la scuola per proteggerla. Non ha amici a parte Yuiichi e Sayuri, con cui pranza sempre sulle scale. È molto fredda e fatica a comprendere le emozioni degli altri.

Infine abbiamo Shiori una ragazza che dovrebbe frequentare il primo anno, ma non può a causa della sua salute cagionevole. E nonostante questo, passa le giornate fuori da scuola in mezzo alla neve a mangiare gelato. Ma vabbè. Se passa tutto quel tempo fuori da scuola è solo perché vuole  vedere la sorella che al contrario si comporta come se fosse figlia unica.

I personaggi sono in realtà abbastanza stereotipati, ma è abbastanza normale considerando che è tratto da una visual novel  di fine anni 90, ma prova a distinguersi in un modo o nell’altro.

Il protagonista, ad esempio, oltre ad essere il solito bravo ragazzo appena trasferitosi di cui tutte si innamorano, è anche un troll nato e ama prendere in giro le ragazze, soprattutto Ayu.  Seguire le sue vicende non è particolarmente pesante grazie al suo senso dell’umorismo. È comunque una persona molto gentile e che si preoccupa per tutti, ma non si limita a quello.


 Essendo un anime tratto da un gioco Key è ovvio che lo scopo principale di Kanon è quello di far piangere lo spettatore, o almeno emozionarlo (quindi se non vi piace il genere, saltate direttamente), ma affronta anche diversi temi il più importante dei quali è che ogni tua azione ha delle conseguenze, più nello specifico che puoi influenzare la vita di un’altra persona senza nemmeno farci caso, sia nel bene che nel male.

Un addio dopo una sola estate può far soffrire una persona più di quanto non si possa aspettare, mentre un incontro casuale può salvarne un’altra.

Poi ovviamente parla di famiglia, non solo il rapporto tra sorelle (come nel caso di Shiori) o i legami di sangue in generale, ma anche della famiglia come concetto più ampio. Makoto, anche se non sta da molto con la famiglia Minase, è considerata un membro della famiglia. È un’immagine più inclusiva, in cui la famiglia è quella che ti scegli te, composta dalle persone che ami, indipendentemente dal sangue.

 

La regia è, come già detto, a cura di Ishihara, un grande esperto del settore che all’epoca aveva diretto interamente solamente Air. Ishihara è ora una vera e propria garanzia e anche le esperienze pregresse con gli anime Key non hanno potuto che portare a ciò che poi ha fatto con Chuunikoi e Hibike Euphonium. Detto questo, anche se non è il suo picco massimo, Kanon ha un livello registico alto. Questo diventa ancora più evidente facendo un giro su sakugabooru. Alcune scene ad esempio fanno capire la distanza – o al contrario la vicinanza – tra i personaggi grazie anche ai tagli e alle inquadrature che si dimostrano importanti nel mostrare alcune cose senza doverle per forza dire.

Ci sono poi alcune scene di azione, concentrate principalmente all’interno dell’arc di Mai che dimostrano quanto anche in quei contesti la regia sia azzeccata e le animazioni fluide.

In generale il ritmo è adeguato, più lento nei momenti slice of life, in cui fondamentalmente ciò che conta sono le piccole interazioni, e più veloce nei momenti topici, in cui si viene investiti da ogni tipo di emozione.

Vengono inoltre principalmente utilizzati colori e sfumature chiare, grazie all’onnipresenza della neve, e si alternano colori freddi e caldi che da un lato rafforzano la sensazione di freddo dato dalla neve e dall’altro lo contrastano. Ad esempio il giallo viene usato molto spesso, specie in alcuni flashback ambientati nei mesi estivi, mentre il rosso delle divise femminili è molto utile a spezzare e far risaltare alcune scene.

Il character design è in linea di massima una modernizzazione di quello originale. Si discosta da quello della prima serie che era molto più simile a quello del gioco con colori più accesi, occhi più grandi e in generale meno realistici, più anni 90 diciamo.

 

In ordine: visual novel, anime del 2002, anime del 2006
In ordine: visual novel, anime del 2002, anime del 2006

Le musiche sono opera di Jun Maeda e Shinji Orito e sono pressoché le stesse della visual novel, quindi non è così strano che si sposino così bene alle varie scene. In particolare “Kaze wo matta hi” ovvero “Il giorno in cui ho aspettato il vento” è una musica di sottofondo davvero potente che già da sola basta a emozionare almeno un minimo. Unita a scene particolarmente drammatiche è un metodo facile per far piangere.

Anche la opening (Last Regrets) e la ending (Kaze no Tadori Tsuku basho, "Dove arriva il vento") entrambe cantate da Ayana e scritte anch’esse da Maeda e Orito, sono le sigle di apertura e chiusura della visual novel.

Anche per le doppiatrici sono state ingaggiate le stesse della visual novel, non solo per le protagoniste, ma anche ad esempio per Akiko, la madre di Nayuki, che è doppiata da Yuuko Minaguchi sia nella novel che nei due adattamenti animati. L’unica eccezione è Yuiichi che non aveva voce prima dell’uscita del gioco su PSP nel 2007, doppiato da Atsushi Kisaichi nella prima versione del 2002 e infine da Tomokazu Sugita nella versione KyoAni del 2006. Senza nulla togliere a Kisaichi, Sugita è semplicemente perfetto nella parte, riuscendo a renderlo un personaggio ancora più profondo ed umano.



E ora veniamo alla parte più soggettiva della recensione: il mio parere personale.

So di essere estremamente di parte, ma io amo Kanon, e guardando questo remake mi sono anche accorta che la maggior parte delle cose le ricordavo ancora molto bene, cosa che non mi succede quasi più con gli anime che guardo ora. Mi fa piangere, mi fa ridere, mi fa emozionare. Anche se certe cose le ritengo comunque discutibili e altri personaggi li ho rivalutati in negativo, devo dire di essere molto più che felice di questo remake, non solo perché indubbiamente migliore della versione Toei, ma anche perché mi ha permesso di rivivere certe emozioni. Anche se ammetto che mi ci è voluta tanta forza di volontà a riprenderlo dopo l’arc di Makoto che, assieme a quello di Ayu, è sempre quello che mi fa stare più male. E non solo perché è la mia preferita. Ma soprattutto perché è la mia preferita.


Volevo provare a dare un voto il più obiettivo possibile e allo stesso tempo esprimere ulteriori pareri su diversi aspetti, ho quindi deciso di  prendere come esempio le categorie date da anilist: storia, personaggi, categoria visiva, audio e il più soggettivo godimento.


Storia: a me la storia piace e anche la suddivisione in archi permette ad ogni ragazza di brillare di più per conto suo, mostrando meglio non solo i propri pregi e difetti, ma anche la propria storia, c’è però da dire che ci sono arc più deboli – personalmente non sono una fan di quello di Mai – che complessivamente fanno calare un po’ la qualità, nonostante i climax siano comunque di impatto. Gli darei un 7,5

Personaggi: come già detto il difetto principale dei personaggi è che sono dei trope. Che sì, possono distanziarsi dal trope originale, ma sempre quello rimangono. C’è quella con la testa fra le nuvole, la tsundere, quella malata, quella silenziosa e la cugina che non poteva mancare in nessuna visual novel di quegli anni. Nonostante le buone idee, non posso dargli più di un 7.

Visual: visivamente è indiscutibilmente bello. Ho proprio poco da dire, mi piacciono i colori tenui, le animazioni, la regia, i background innevati… senza contare poi i miglioramenti rispetto alla versione Toei. Per me è un 8 senza troppi problemi.

Audio: forse una delle mie cose preferite di questa serie. All’inizio non mi piaceva la opening, ma ora mi ritrovo ogni tanto a canticchiarla. Mi è proprio entrata dentro. Le musiche di sottofondo, come già detto, mi fanno stare male anche quando le ascolto per i cavoli miei. Non posso che dargli un 9.

Enjoyment: su questo non ho dubbi: Kanon come già detto mi ha trasmesso tante emozioni perlopiù positive, quindi sono moralmente costretta a  dargli un buon 8


Voto finale: 7.9

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